Il prossimo cyborg potresti essere tu!

Come potranno gli impianti artificiali migliorare le nostre vite? Proviamo ad immaginarne i benefici, tra i quali anche l’interazione con i dispositivi senza bisogno di telecomandi.

Cosa sono i cyborg?

Se qualcuno ci chiedesse cosa ci manca per essere felici probabilmente qualcuno di noi risponderebbe prontamente: “una macchina del caffè espresso incorporata”.

L’idea di impiantare un apparato meccanico su un corpo biologico è alla base del concetto dei cyborg che sono, per l’appunto, esseri viventi a cui sono state innestate parti del corpo artificiali controllate tramite complesse interfacce biomeccaniche.

Il termine, coniato nel 1960 circa, deriva dalla contrazione dell’inglese cyb(ernetic) org(anism) cioè organismo cibernetico, ed ebbe origine nel contesto medico e bionico quando gli scienziati Manfred E. Clynes e Nathan S. Kline immaginarono un essere umano potenziato per la vita in ambienti extraterrestri inospitali. 

E’ importante non confondere il concetto di cyborg con quello di robot, androide o replicante, che tanto facilmente ci vengono sciorinati dalla letteratura di fantascienza: a tal scopo vi rimando a questo articolo di approfondimento 

La pianta cyborg.

Negli ultimi anni l’universo dei cyborg non si è limitato solo agli esseri umani. Un caso interessante è senza dubbio quello della prima pianta cyborg.

La sua caratteristica è di contenere degli elettrodi nello stelo, nelle radici e nelle foglie, capaci di leggere e amplificare i naturali segnali trasmessi, che verranno inviati al robot dotato di ruote posto alla base della stessa. 

La pianta, quando ha bisogno di più luce, è capace di spostarsi autonomamente verso la fonte luminosa. 

“Siamo già un po’ cyborg, in fondo quando perdiamo il telefono ci sentiamo come se avessimo perso un arto”. Elon Musk

A che punto è la tecnologia? 

Il livello tecnologico attuale permette senza troppi problemi un’interazione con le macchine. Si potrebbero installare tranquillamente dei sensori all’interno del corpo per essere geolocalizzati, effettuare pagamenti o accendere luci al nostro passaggio.

Quindi, non solo l’interazione con parti meccaniche ed elettroniche è possibile ma è anche in atto da diversi anni. Ne sono un esempio i pacemaker, gli arti meccanici o i polmoni artificiali portatili (ancora in fase di sviluppo nel momento in cui scriviamo).

In Spagna è allo studio Theia, un impianto visivo artificiale formato da un dispositivo in grafene che grazie a degli elettrodi potrà stimolare i neuroni per rallentare o impedire la degenerazione visiva causata da diverse malattie.  

Un caso interessante di integrazione con dispositivi elettronici è sicuramente quello di Rob Spence che ha perso un occhio da bambino a causa di un incidente. 

Non volendosi arrendere a questa situazione, da adulto ha creato un connubio perfetto tra passione e professione, regista e videomaker, sostituendo la sua protesi con una telecamera connessa non con il suo nervo ottico, come verrebbe da pensare, ma con un ripetitore wireless capace di registrare 30 minuti di filmato alla volta.

La rivoluzione con Neuralink. 

Il tramite tra presente e futuro lo dobbiamo a Elon Musk con Neuralink: un dispositivo che inserito nel cervello permetterà di curare lesioni e traumi cerebrali.

Ma non solo, la vera meraviglia arriverà con l’integrazione dell’intelligenza artificiale.

Provate a immaginare una connessione con il mondo circostante: internet, dispositivi mobili, ecc. senza bisogno di un medium come un telecomando (non ci si dovrà più alzare dal divano per cercarlo) o uno smartphone.

schema Neuralink
Esemplificazione di un impianto Neuralink

“Il futuro è già qui, solo che non è equamente distribuito”. William Gibson

Cyborg e società.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione tecnologica che si avvicina a passi sempre più veloci verso di noi e a cui faremo ben presto l’abitudine, potendo avere accesso a protesi biomeccaniche per occhi, arti e componenti scheletriche di avanzatissima fattura.

La buona notizia è che le nuove tecnologie saranno sfruttate soprattutto in campo medico, migliorando la qualità delle nostre vite e la durata delle stesse.

Come per ogni avanzamento tecnologico, ci si augura vivamente che ne venga fatto buon uso e che esso sia accessibile a ogni singolo individuo: in un futuro ancora fantascientifico la differenza abissale tra una razza di individui techno-sapiens longevi e iperconnessi e i normali, e in quanto tali limitati, esseri umani potrebbe comportare gravi squilibri sociali.

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