Humans: e se gli androidi avessero una coscienza?

La trama di Humans.

Humans, serie Sci-Fi offerta da Tim Vision, é ambientata a Londra, in una realtà alternativa contemporanea nella quale i migliori accessori tecnologici presenti sul mercato non sono rappresentati dal cellulare di ultima generazione ma da androidi detti Synth.

Questi, al pari di qualsiasi altro elettrodomestico, sono stati creati per sostituire gli esseri umani nel maggior numero di attività possibile: dall’assistenza agli anziani alla guida di autobus, dal lavoro come commesso al giardiniere, dalle fabbriche ai terapisti.

In questo contesto conosciamo Joe Hawkins che, per avere un’assistente in casa che lo aiuti durante le assenze per lavoro della moglie Laura, acquista Anita un Synth di ultima generazione dalla voce dolce e un casto vestito. Una volta introdotta nell’ambiente familiare l’androide pulisce la casa e cerca di interagire con i tre figli di Joe: Mattie, una teenager ribelle ma ottima programmatrice e hacker, Toby alle prese con gli ormoni della pre – adolescenza e la piccola Sophie che soffre per le frequenti assenze della madre.

Al suo rientro, Laura non è affatto d’accordo sull’acquisto del Synth ma decide di accettare la decisione del marito per non mettere in crisi il suo matrimonio già difficile.

Mattie, grazie ai suoi studi in programmazione informatica, cerca di indagare il codice di questi androidi tramite Anita, per scoprire come sono progettati. La ragazza ha una pessima opinione di questi “aiutanti” poiché ritiene che in futuro gli uomini non potranno più lavorare in quanto i Synth avranno preso il loro posto in tutti i settori produttivi.

Durante una di queste indagini Anita si risveglia, rivelando una “coscienza” nascosta dentro la sua programmazione, e chiede aiuto alla famiglia Hawkins per ritrovare i suoi fratelli: alcuni altri androidi che fanno parte di una generazione di Synth dotati di coscienza e di autodeterminazione. Tra essi scopriamo esserci Niska, utilizzata per la prostituzione in una casa per appuntamenti, Fred che si trova in mano ad alcuni scienziati che lo stanno analizzando per scoprire nel suo codice l’elemento che gli dona l’umanità, Max che cerca di risolvere tutto senza la violenza e, infine, Leo.

Sullo sfondo Peter Drummond e Karen Voss indagano su strani incidenti che riguardano i Synth.

Le leggi di Asimov e l’autocoscienza di una macchina.

I Synth, come ogni androide, rispondono alle leggi di Asimov per la tutela dell’uomo e l’autotutela della tecnologia di cui sono composti.

Asimov stabilì tre leggi della robotica, esse sono:

  1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. 
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima Legge e la Seconda Legge.

Per completezza ricordiamo che, oltre a queste, Asimov ritenne opportuno aggiungere un’ulteriore norma denominata legge zero poiché, nell’ordine Asimoviano, una legge con numero più basso soprassiede a una con numero maggiore. La legge zero si occupa di proteggere l’umanità e recita:

Un robot non può recare danno all’umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità riceva danno.

Grazie a queste norme, inserite nel loro codice, gli androidi sono innocui per l’uomo e non possono ribellarsi ad esso, o così dovrebbe essere. Nel caso degli Synth coscienti, ovviamente, le leggi di Asimov vengono infrante e viene spontaneo domandarsi fino a dove una macchina cosciente, capace di provare emozioni possa essere considerata “umana”, dotata cioè di quella scintilla di vita che rende la nostra razza l’unica considerata in grado di avere una coscienza.

Leo, un Cyborg con una famiglia Synth.

Leo non è un Synth ma una Cyborg. Figlio del programmatore dei Synth coscienti, quando a causa di un incidente rischia di morire gli vengono impiantati dei componenti meccanici per permettergli di sopravvivere.

Unico scopo di Leo è riunire la sua famiglia e impedire che i Synth coscienti possano essere catturati da Edwin Hobb, uno scienziato che in passato aveva lavorato con suo padre al progetto ma che ora cerca di riprogrammare i coscienti per evitare che essi possano ribellarsi agli umani.

Il ragazzo si può definire l’anello di congiunzione tra gli esseri umani e i Synth. Come gli androidi ha bisogno di ricaricarsi per non “spegnersi” ma, a differenza dei Synth che se si spengono possono sempre essere riaccesi, per lui lo spegnimento significherebbe la morte. Leo si trova così a cavallo dei due mondi, quello degli umani e quello degli androidi: abbastanza uomo da comprendere le sfumature dell’animo umano con tutte le sue contraddizioni ma, allo stesso tempo, abbastanza macchina da riconoscere che i Synth coscienti si ritrovano con una coscienza umana in un corpo che umano non è. L’impianto di varie parti anatomiche artificiali lo rendono un Cyborg e tale condizione lo trattiene nella specie umana, ma è legato alla necessità di ricaricarsi per non morire condizione tipica dei Synth.

Se vuoi un approfondimento sul mondo dei Cyborg puoi trovare maggiori informazioni in questo articolo.

Androidi nelle postazioni di ricarica.
Le postazioni di ricarica per androidi.

Aspetti sociali e possibili scenari.

Humans ha avuto ottima critica sia in Inghilterra che in America e per questo è stato rinnovato fino alla terza stagione. Indaga con occhio critico i livelli di razzismo che esistono tutt’ora nel mondo e ci porta a domandarci se la società moderna non stia eccedendo nell’idea che le macchine possano fare tutto il lavoro al posto degli uomini.

Ma le problematiche di tipo etico e sociale vanno ben oltre la “pigrizia” della società moderna che cerca di delegare il maggior numero di lavori alla tecnologia.

Leo potrebbe essere considerato il primo esemplare di una possibile nuova specie, ma un uomo che deve necessariamente ricaricarsi per non morire quanto può essere considerato umano? D’altro canto, viene lecito anche domandarsi quanto esso possa essere considerato alla stregua di una semplice macchina solo per tale caratteristica, dal momento che conserva tutte le sfumature dell’animo e della coscienza specifiche della razza umana.

Una vita condivisa con degli esseri coscienti ma che, a differenza dell’uomo, sono praticamente immortali avrebbe grosse problematiche nel garantire equità ad entrambe le specie coinvolte. In un mondo in cui gli androidi sono capaci di provare emozioni come amore, dolore, rabbia, e che hanno caratteristiche fisiche nettamente superiori agli umani in termini di forza, resistenza, velocità di calcolo e previsione, come potrebbe la convivenza tra le due specie essere non solo pacifica ma anche equa dal momento che, già nella convivenza tra soli uomini questo criterio, purtroppo, non sussiste sempre?

Per comprendere appieno la differenza tra Androidi, Cyborg e altri replicanti ti invitiamo a leggere qui.

Conclusioni.

La tecnologia sugli androidi negli ultimi anni sta progredendo rapidamente ma siamo ancora molto lontani dagli scenari ipotizzati da Humans. Dato che tale campo di studi è principalmente esplorato a livello militare, oggigiorno è impossibile ipotizzare l’applicazione delle leggi di Asimov e quindi la loro possibile infrazione da parte di androidi creati a scopi bellici.

Ciononostante, riflessioni che serie come questa alimentano possono essere di grande spinta sia verso il mondo scientifico, al fine di migliorare sempre più la qualità della vita di tutti noi, e sia verso quello che consideriamo “l’altro”, il diverso.

La visione finale che Humans dà allo spettatore è che indipendentemente dal modo in cui si “sente” la vita, indipendentemente dal modo in cui ognuno di noi riesce a esprimere, o a non esprimere, i propri sentimenti vale sempre la pena di fare un passo in più per comprendere e accettare altri modi di vivere.  


Trailer Humans.

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